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Fürth, Germany: A special closing event

Foto: Vinicio Cannas

The Women’s Museum Frauenkultur Regional – International in Fürth, Nuremberg celebrated its 30th anniversary with the exhibition “Rück Blick Nach Vorne 1989 2019 2030“.

On 27th October a closing ceremony will take place with a special event.

 

More information in German:

Einladung zur ganz besonderen

Finissage unserer Ausstellung Rück Blick Nach Vorne 1989 2019 2030

Sonntag, 27. Oktober 2019, 18.00 im Museum Frauenkultur Regional  – International

 

AnfiteatroSud, Tortoli, Sardinien spielt:

S’accabbadora – Einakter frei nach “Die Zofen” von J. Genet.

 

Wir befinden uns im Zuhause der Accabadora. Eine Dienstmagd, ihre Dienstmagd, erzählt uns, während sie den Raum aufräumt, von ihrer Herrin.

Durch den Filter der Lästereien und der Hass-Liebe, den die Dienerin auf ihre Herrin hegt, formt sich langsam das Bild der Antonia, der Hebamme, der Einschläferin, und letztlich der Accabadora. Sie ist eine Heilerin, eine Medizinfrau, eine Frau, die den Leiden der Todgeweihten ein Ende setzt, aber gleichzeitig eine einsame Figur, schwer fassbar, undurchdringlich.

 

Die Gruppe Anfiteatro Sud steckt ihre Energie im Bereich Theater, Kultur und Bildung in Bühnenproduktionen und Ausdrucksformen der menschlichen Kreativität, die sowohl vom kulturellen als auch künstlerischen Inhalt auf eine Verbesserung der Lebensqualität und eine erweiterte Erkenntnis der sozialen Realität abzielen.

Theater ist für sie ein Prozess von der Gemeinschaft für die Gemeinschaft, von der Gemeinschaft inspiriert und genährt wird, um Stücke zu entwickeln, die diese darstellen und ihr mittels der Theatersprache ihren kulturellen Reichtum bewusst machen.

Sie fördert die lokalen kulturellen und künstlerischen Ausdrucksformen, indem sie sich von jeglicher Form der sardischen Kultur, ihrer Erforschung und dem kontinuierlichen Austausch mit ihr befruchten lassen.

Sie legen großen Wert auf diesen Austausch, um für das Publikum Arbeiten zu entwickeln, in denen Recherche und Kultur sich nie zu weit von Unterhaltung entfernen.

Es werden eigene Texte zu Sozialthemen geschrieben und inszeniert, immer auf der Suche nach der gelungenen Verbindung von Tradition, Innovation und Zeitgeist.

 

VIDEOMAPPING

Das Bühnenbild besteht aus großformatigen Projektionen von Xylographien in Videomapping des sardischen Künstlers Mario Delitala, aus dem Jahr 1926. Diese Welt, in schwarz-weiß, als “negativ” in Holz geschnitzt, unterstreicht den archaischen Charakter der Handlung, setzt sie in einen Zeitrahmen aber auch in eine abstrakte Modernität.

Die Drucke entwickeln sich von statischen Ikonen zu immer fließender und dynamischer werdenden, reinen Spuren in schwarz-weiß die die Zuschauer*innen

einbinden, einhüllen wie ein interaktives Kunstwerk.

Videomapping ist eine erweiterte Form von Kunst durch Technologie, bei der Bilder in Computergrafiken umgewandelt und dadurch so projiziert werden können, so dass spektakuläre 3D-Effekte entstehen. Mittels dieses digitalen Kunstgriffes wird die Wahrnehmung der Zuschauer*innen überlistet: Realität und Fiktion verschwimmen

 

Eintritt: 10, Euro

inklusive einem Glas sardischen Wein mit sardischem Käse

Anmeldung per mail: muse-f@web.de

 

More information in Italian:

TRAMA

Siamo nella tana de s’accabadora. La sua serva, mentre sistema e rassetta la stanza, racconta i fatti della padrona.

Attraverso il filtro dei pettegolezzi e dell’amore-odio della serva verso la sua padrona, ecco levarsi l’immagine castigata di Antonia, ora come levadora, ora come incantadora e infine accabadora. Levatrice, donna delle medicine, donna che pone fine alle sofferenze dei moribondi, ma anche figura crepuscolare solitaria, sfuggente e schiva. Si sa che da fanciulla fu abbandonata sull’altare sotto lo sguardo armato dei fedeli. Si dice di come i fiori le si appassirono in volto, si racconta di come nessuno osò fermarla e della mano pietosa che fece cigolare la porta della chiesa, consegnandola alla luce divorante del mezzogiorno.

Il cielo bisogna guadagnarselo, e Antonia si fa serva e missionaria degli uomini in terra, affaticandosi a fare quello che nessuno vuole o ha il coraggio e la forza di fare: aiutare a nascere e morire.
La “serva” e la “padrona” si cavano i peccati dall’anima con crudele affetto, uno ad uno, fino a che la serva rivela il gioco orrendo e chiede la pietà che Antonia ha sempre reso altrove. Ma per Antonia, questa volta, sarà diverso.

Note – Accabàdora, dalla lingua sarda accabare = finire, terminare, dare fine.

LO SPETTACOLO

Finalista al concorso Nuove Sensibilità del Festival Teatro Italia di Napoli, lo spettacolo nella sua versione integrale si propone per la prima volta al pubblico nello stesso anno e vince il Premio Nazionale Teatro “Lauretta Masiero” per la drammaturgia.

Dopo molti anni l’autrice decide di riprendere questa pièce e trasfigurarla nei colori e nelle immagini, trattando il testo e lo spazio come fossero un caleidoscopio nella memoria della protagonista,
utilizzando la multi proiezione e gli effetti straordinari del videomapping e della realtà aumentata, ricostruisce un universo interiore che ingloba e coinvolge lo spettatore facendolo divenire parte del viaggio e dello spettacolo.

In questo lavoro l’autrice Susanna Mameli ha cercato di mettere a fuoco il lato umano e personale di una figura cosi crepuscolare e sfuggente, ma storicamente reale, come quella di “sa femmina Accabadora”. Cosi veniva chiamata la donna che in passato, come sostengono anche gli ultimi studi sul tema, si occupava nelle comunità della Sardegna di dare non solo la vita, come levatrice, e il sollievo della guarigione, come donna di medicina popolare, ma anche la “bona morte”, quando ormai la malattia non lasciava via di scampo.

La fautrice tollerata di eutanasia nel passato diventa oggi personaggio di straordinaria attualità per i legami con i dilemmi etici del presente.

Così, il testo, liberamente ispirato a Le Serve di Jean Genet, con le scene minime ed essenziali, risolve l’azione teatrale nel rapporto tra Antonia e sua sorella, rispettivamente interpretate da Annagaia Marchioro e Marta Proietti Orzella. Una relazione che è una finzione nella finzione e che lascia trapelare lentamente la verità atroce sulle loro vite.

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